Villa Torlonia - Via Nomentana, 70 - Tel. 0644250072 - sito internet

La Casina delle Civette, dimora del principe Giovanni Torlonia jr. fino al 1938, anno della sua morte, dal 1916  cominciò ad essere denominata "Villino delle Civette" per la presenza della vetrata di due civette stilizzate tra tralci d’edera, eseguita da Duilio Cambellotti già nel 1914, e per il ricorrere quasi ossessivo del tema della civetta nelle decorazioni e nel mobilio, voluto dal principe Giovanni.
Nel 1917 l’architetto Vincenzo Fasolo aggiunse le strutture del fronte meridionale della Casina, elaborando un fantasioso apparato decorativo in stile Liberty.
 
Gli spazi interni, disposti su due livelli, sono tutti particolarmente curati, tra le tante decorazioni la presenza delle vetrate è così prevalente da costituire la cifra distintiva dell'edificio: le vetrate vengono tutte installate tra il 1908 e il 1930 e costituiscono un "unicum" nel panorama artistico internazionale, prodotte tutte dal laboratorio di Cesare Picchiarini su disegni di Duilio Cambellotti, UmbertoBottazzi, Vittorio Grassi e Paolo Paschetto.

Nelle venti stanze del Museo, caratterizzate da dipinti parietali, stucchi, mosaici, boiseries, si inserisce il percorso espositivo che comprende:

  • 54 vetrate di pertinenza della Casina ricollocate, dopo il restauro, nel sito originario

  • 18 vetrate acquisite ed esposte all’interno di supporti autoportanti

  • 105 bozzetti e cartoni preparatori per vetrate

Le stanze portano nomi suggestivi, memoria della fantasia e delle fissazioni del principe, che viveva qui da solo, senza moglie né figli, con la sola compagnia della servitù e di pochi amici.

Nel percorso espositivo del Museo è stato possibile accostare i disegni e i cartoni preparatori alle vetrate effettivamente realizzate, come ad esempio nel caso di quelle denominate "Il chiodo con tralci e uva" (1914-15) e "I migratori" (1918), di Duilio Cambellotti, rendendo possibile l’immediato raffronto tra la resa pittorica dell’acquerello e del carboncino e il corrispondente gioco di colori, tradotto nelle sfumature e nelle trasparenze del vetro.

Tra le vetrate più belle ricordiamo quelle realizzate su disegno di Duilio Cambellotti nel 1914 e nel 1918, sul tema della civetta, intorno al quale si sviluppa l’intera decorazione della Casina; o il bellissimo tondo, con l’affascinante raffigurazione della Fata (1917), sempre su cartone di Cambellotti, in cui è rappresentata una figura femminile stilizzata, dal delicato incarnato color avorio.